giovedì 4 aprile 2013

Parole

Quando devo parlar d'amore
Treman le mie gambe e corre il cuore
senza mai contare le ore
in cui dono ma spreco parole. 

venerdì 29 marzo 2013

Cento e mille

Erano forse cento e mille abbracci?
Erano forse così tanti da non poter fare il bilancio? 
O era soltanto un abbraccio infinito che si affievolisce,
Per poi tornare più saldo di prima? 

martedì 26 marzo 2013

Aveva i capelli biondi ma sembravano pece

Dietro il biondo
Dietro il celeste che gli occhi gli colora

Lontano dalla sue dita affusolate
Lontano dalle sue calde braccia che il mondo vogliono abbracciar

Dentro nella sua anima che brucia e arde come fuoco.

lunedì 25 marzo 2013

domenica 24 marzo 2013

La dea Felicità

Era una donna immortale, una dea giovane con capelli color del grano al vento e curve divine che incorniciavano il suo volto caldo come i suoi occhi verdi. Vestiva d'un peplo bianco quasi trasparente che mostrava il suo corpo marmoreo e ricordava l'impossibilità di toccarlo, possederlo, viverlo. Era l'essere più bello di tutti: non c'era uomo o donna che non desiderasse le sue mani sul capo. 
Esse erano consumate alla vista ma lisce al tatto. 
Lei era una di quelle creature che dimorava nelle vite degli uomini per non più di un momento, cambiando continuamente abitazione. Qualche volta decideva di ripassare nelle sue vecchie case e rendere quel momento bello da impazzire.
Amava far sorridere coloro che credevano di aver perso tutto. 
Mai permetteva loro di tenere un ricordo di sè, una fotografia, un ritratto, una poesia. 
Tutti avevano sete di lei, fame del suo profumo. 
Un giorno posò il suo sguardo su due innamorati e decise di voler  abitare le loro vite per un po', più del solito. Visse lì per più di un giorno e in seguito tornò a farvi visita più volte. 
Alla morte dell'amata, la donna dal candido peplo non torno più. 
Lui decise che l'umanità l'avrebbe chiamata Felicità. 

La nudità ferita

Se le ruvide mani di Bruto avessero dato fine ai miei giorni con quell'amabile coltello che uccise colui che lo generò, avrebbe fatto meno male di un inconscia frase che maltratta e vìola.