Era una donna immortale, una dea giovane con capelli color del grano al vento e curve divine che incorniciavano il suo volto caldo come i suoi occhi verdi. Vestiva d'un peplo bianco quasi trasparente che mostrava il suo corpo marmoreo e ricordava l'impossibilità di toccarlo, possederlo, viverlo. Era l'essere più bello di tutti: non c'era uomo o donna che non desiderasse le sue mani sul capo.
Esse erano consumate alla vista ma lisce al tatto.
Lei era una di quelle creature che dimorava nelle vite degli uomini per non più di un momento, cambiando continuamente abitazione. Qualche volta decideva di ripassare nelle sue vecchie case e rendere quel momento bello da impazzire.
Amava far sorridere coloro che credevano di aver perso tutto.
Mai permetteva loro di tenere un ricordo di sè, una fotografia, un ritratto, una poesia.
Tutti avevano sete di lei, fame del suo profumo.
Un giorno posò il suo sguardo su due innamorati e decise di voler abitare le loro vite per un po', più del solito. Visse lì per più di un giorno e in seguito tornò a farvi visita più volte.
Alla morte dell'amata, la donna dal candido peplo non torno più.
Lui decise che l'umanità l'avrebbe chiamata Felicità.